
Ibn Muqaffa’: lo studioso che introdusse la cultura iraniana nei paesi arabi
Abu Mohammad Abdullah, noto anche come Ibn Muqaffa' (il cui significato letterale è “Figlio di un Uomo Amputato”) nacque nel 724 d.C. in un luogo chiamato Jor (attualmente noto come Firouzabad) nella provincia di Fars, in Iran. Scrittore e traduttore, si chiamava Rouzbeh prima di convertirsi all'Islam, quando scelse di cambiare il suo nome in Abdullah con il titolo Abu Mohammad. Nacque in una famiglia nobile a Fars; suo padre era stato incaricato dal sovrano iracheno, Hajjaj ibn Yusuf, di occuparsi della riscossione delle tasse e, dovendo lavorare in un ambiente ingiusto, finì per subire violente torture e per perdere una mano, motivo per cui Abu Mohammad era anche conosciuto come Ibn Muqaffa’.
Le sue opere
Il padre di Abu Mohammad, volendo che suo figlio divenisse abile e rinomato, lo portò dalle più grandi figure letterarie dell'epoca a Bassora o, altre volte, invitò quelle figure a casa sua per educarlo. Abu Mohammad si trasferì poi a Kerman per servire Davoud ibn Yazid ibn Umar ibn Hubayra (figlio dell'ultimo governatore omayyade dell'Iraq). Con il crollo della dinastia omayyade, Ibn Muqaffa’ lasciò Kerman per recarsi a Bassora. Parlava fluentemente il sassanide Pahlavi, e decise di aggiungere l'arabo alle sue capacità con l'aiuto dei più grandi maestri dell'epoca. Visse a Bassora per dieci anni e si ritiene che la maggior parte dei suoi scritti e delle sue traduzioni appartengano proprio a quel periodo. Forse il suo più grande successo letterario è stato la traduzione del Kelileh va Demneh (una raccolta di favole basata sul testo sanscrito Panchatantra del 200 a.C.) dal pahlavi all'arabo, che continua ad essere tuttora una delle più grandi opere letterarie in arabo classico. Il Kelileh va Demneh, i cui personaggi sono essenzialmente animali, è ricco di lezioni morali, consigli, promemoria e storie mitiche. Non solo gli intellettuali, i pensatori e tutti coloro che ricercano a fondo la verità e la spiritualità traggono grande beneficio dal libro, ma anche i comuni lettori possono goderne la bellezza e apprenderne gli insegnamenti. Il libro fu scritto prima in sanscrito e successivamente tradotto in pahlavi: la copia originale del libro indiano è andata perduta, ma la sua versione in pahlavi fu tradotta anche in arabo e siriaco; successivamente, anche la traduzione in pahlavi del libro divenne rara, il che rese la versione araba l'unica fonte per la traduzione del Kelileh va Demneh in altre lingue. Ibn Muqaffa’ prese la traduzione di Borzouyeh Tabib del Kelileh va Demneh dal sanscrito al pahlavi e la tradusse a sua volta in arabo, aggiungendovi un capitolo con il titolo “Borzouyeh Tabib”, il quale contiene il viaggio spirituale di un medico chiamato Borzouyeh verso l'autopurificazione, la verità e la prosperità. La traduzione di Abu Mohammad del Kelileh va Demneh in arabo è considerata la traduzione più affidabile e autentica del libro.
Presentare la cultura iraniana
Tra le altre traduzioni dal persiano medievale all’arabo di Ibn Muqaffa’ si annoverano il Tajnameh di Anushirvan, la costituzione sassanide, il Kitāb Mazdak e il Kitāb al-Taj. Le sue traduzioni erano un mezzo per presentare ai paesi arabi la cultura persiana, divenendo la porta attraverso la quale il mondo arabo entrò in contatto con le opere dei filosofi greci, compresi i testi di Aristotele raccolti nell’Organon. Alcuni scritti originali di Ibn Muqaffa’ sono chiamati Al-Adab al-Kabir e Al-Adab al-Saghir (“Sulla moralità” e “La buona condotta”), la Risala fi-l-Sahaba (che discute i problemi specifici che doveva affrontare il nuovo regime abbaside), caratterizzati dall’eloquenza delle parole che rappresenta una fonte di ispirazione per gli scrittori arabi di oggi. Le opere Ibn Muqaffa’ in prosa sono diventate fonti accademiche diffuse nelle università di tutto il mondo arabo, e il Kelileh va Demneh è stato tradotto in varie lingue.
L'omicidio
La convinzione più diffusa tra gli storici circa la morte di Ibn Muqaffa’ è ch’egli sia stato assassinato all’età di trentasei anni per motivi politici. Esistono due diverse versioni dell’omicidio: la prima, meno comprovata, vede il sovrano di Bassora ordinare l’esecuzione di Ibn Muqaffa’ con il pretesto del paganesimo, mentre la narrazione più attendibile è che Ibn Muqaffa’ detestava il governatore di Bassora (Sofyan bin Muawiah) e lo prendeva in giro audacemente quando lavorava per lo zio di Mansour come segretario. Questo zio, Abdollah, si ribellò a suo nipote ma non riuscì a rovesciarne il governo e, alla fine, Mansour accettò la sua richiesta di perdono e lo costrinse a dimostrare il suo rimorso su carta in modo da poterlo firmare. Abdullah chiese dunque al suo segretario Ibn Muqaffa’ di richiedere una garanzia di sicurezza e di metterla nero su bianco: a quanto pare, Mansour non gradì il tono duro di Ibn Muqaffa’ nella lettera e ne ordinò l’esecuzione.
Ibn Muqaffa’: lo studioso che introdusse la cultura iraniana nei paesi arabi | |
Ibn Muqaffa’ | |
Secolo II Hijra Lunare | |
ترجمه کلیله و دمنه، الأدب الکبیر، الأدب الصغیر، رساله الصحابه La traduzione di Kelileh e Demneh | |
Yard period | the past |
Literary |





