Se un libro fa tanta paura
Nonostante tutto ha avuto luogo la presentazione della biografia di Sayyid Khamenei, tra interruzioni e assalti squadristi

Lettere anonime, intimidazioni, minacce, appelli al boicottaggio, ingiurie e irruzioni non hanno impedito la presentazione dell’edizione italiana dell’autobiografia dell’Imam Khamenei dal titolo “Cella n.14 – I semi della rivoluzione”, tenutasi giovedì 12 dicembre alle ore 17, ospite del Centro Congressi Cavour a Roma e organizzata dall’Associazione Islamica Imam Mahdi e da Edizioni La Vela. Tra i relatori il professor Franco Cardini, il giornalista Giorgio Bianchi e il professor Demetrio Giordani, oltre all’editore David Nieri e un membro dell’Associazione Islamica per moderatore. Ma il calvario che ha accompagnato la presentazione del libro non è iniziato il 12 dicembre, né l’11, né il 10, bensì il giorno stesso dell’annuncio: articoli di giornale, interviste a dissidenti indignati, e-mail anonime ed esortazioni ad impedire l’evento, poi l’organizzazione di un presidio davanti l’entrata del Centro Congressi, poi ancora lo sdegno della Cgil, per non parlare della “preoccupazione” del senatore Giulio Terzi. Poi il 12 dicembre è arrivato. Il Centro Congressi non ha cancellato l’evento. Nessun relatore si è lasciato intimorire – “Nella vita non mi sono mai fatto dire da nessuno, DA NESSUNO, cosa devo e non devo fare o ritenere giusto”, ha risposto Bianchi ad una mail anonima, mentre ad un blogger il professor Cardini ha detto: “Sembra quasi che Ella disapprovi la disposizione al libero confronto”. Il presidio di protesta, organizzato da gruppi femministi e “progressisti”, condiviso e incoraggiato da numerosi giornali e associazioni, ha contato la partecipazione di una quindicina di persone, alcune delle quali, dopo aver strillato i propri slogan e agitato alcune bandiere dell’Iran ritoccate, hanno poi potuto partecipare liberamente alla presentazione – senza striscioni né cartelloni – che hanno disturbato, ma non interrotto, con grida e prove d’attore. Ad interrompere momentaneamente la presentazione è stata invece l’irruzione di una decina di uomini dal viso coperto, autodefinitisi appartenenti alla comunità ebraica, che con urla, spinte e ingiurie hanno tentato di superare il cordone formato dagli agenti di polizia – che hanno anche schiaffeggiato – per entrare nella sala, non certo per sedersi ed assistere allo svolgersi dell’evento. Avendo visto l’accesso alla sala bloccato, si sono accaniti sui libri esposti rovesciando il tavolo e gettandone alcuni nella tazza del bagno, quindi sottraendo una kefiah e dandola alle fiamme davanti l’edificio. Eppure, nonostante questa aggressione squadrista, l’incontro è continuato fino al suo naturale termine, col risultato che la maggior parte dei presenti, silenziosi e attoniti davanti agli strepiti dei disturbatori e alle aggressioni degli squadristi, hanno potuto vedere coi loro occhi delinearsi due schieramenti ben distinti. Da un lato gli esaltati esaltatori di un occidente democratico e civilizzato che nel migliore dei casi si alzavano, interrompevano i relatori, provocavano il pubblico e gli impedivano l’ascolto, e nel peggiore si nascondevano il volto tentando di irrompere nella sala esprimendosi con volgarità e minacce di percosse. Dall’altro lato gli organizzatori, accusati di sostenere la tirannia e di essere antidemocratici, che hanno permesso ai contestatori di partecipare alla presentazione, che rispondevano agli strilli con voci pacate, che esortavano alla calma e invitavano a porre le domande nel momento apposito. In mezzo a loro, un centinaio di persone che avrebbero voluto assistere in pace alla presentazione del libro, motivo della loro presenza lì, e che hanno invece dovuto assistere a bizzarri siparietti e vere e proprie scene da Italia degli anni ’30. “Complimenti per la pazienza”, si è congratulata un’anziana spettatrice con il moderatore al termine del travagliato evento. “Gli avete concesso anche troppo spazio”, ha commentato un’altra riferendosi agli agitatori. Al termine dell’evento, si può dunque dire che la presentazione sia stata un successo. Non del libro, ma dei sedicenti “attivisti” e dei “democratici” oppositori al governo iraniano. Loro, quantomeno, si sono presentati benissimo.
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