• Nov 28 2024 - 09:10
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Narrazione e musica nell’antica Persia

Si è tenuto mercoledì 27 novembre, prima che lo spettacolo Khosrow e Shirin: Amore e saggezza nel poema persiano di Nezami avesse inizio, un laboratorio gratuito dal titolo “Narrazione e musica nell’antica Persia”

Al teatro Basilica di Roma, al numero 10 della piazza di Porta San Giovanni, ha preso vita il poema epico di Nezami Ganjavi, “Khosrow e Shirin”, per tramite della voce di Giovanni Calcagno, accompagnato dalle musiche tradizionali persiane eseguite da Tito Rinesi e Piero Grassini. Lo spettacolo, ad ingresso libero, è stato realizzato grazie alla collaborazione di Daniela Meneghini, traduttrice dell’edizione italiana del poema, e prodotto da La Casa dei Santi.

Prima che lo spettacolo avesse però inizio, dalle ore 15 alle 18 si è svolto un laboratorio di narrazione e musica nell'antica Persia, con ha lo scopo di coinvolgere università e cittadinanza nella conoscenza di uno dei massimi capolavori della letteratura persiana classica. Dopo aver ringraziato l’Istituto Culturale Iraniano per il sostegno all’iniziativa, Calcagno ha così aperto il laboratorio: “È bello che un poema antico di mille anni possa ancora fornire occasioni di dialogo tra le persone”. È seguita un’introduzione storica del poema da parte di Meneghini, contestualizzandone l’autore all’interno dell’epoca Sasanide. “Khosrow e Shirin” è stato dunque descritto come “un percorso evolutivo dell’uomo, alla cui fine v’è la realizzazione dell’amore e la comprensione dell’esistenza e della vita: l’uomo prende infatti coscienza di non sapere”, sottolineando inoltre come la musica sia il punto chiave del poema, che contiene toni e melodie della storia della musica persiana. “Mentre noi conosciamo solo due ‘modi’, maggiore e minore, i persiano ne vantano almeno trenta”, ha aggiunto un uomo dal pubblico.

Il poema, è stato spiegato, ha subìto numerose imitazioni e risposte, in quanto “ha il potere di fornire al lettore la possibilità di cercare in esso le proprie personali risonanze”, e proprio su questo concetto si è basato il laboratorio. Dal pubblico sono giunti commenti e sentimenti legati alla lettura del poema e sono emersi temi quali l’illusione dell’innamoramento, l’impossibilità di comunicare l’amore, la bellezza, la musica come linguaggio universale. Calcagno ha poi distribuito tra i presenti alcuni fogli contenenti spezzoni del poema legati a determinate emozioni (amore sensuale, debolezza, desiderio e morale, dolore, orgoglio ferito, morte), invitando poi il pubblico ad elaborare su quelle tracce un componimento poetico. Ha quindi richiamato gli attori, ripartendo tra loro i ruoli di Khosrow e Shirin da un lato e Khosrow e Farhad dall’altro. I musicisti sono invece stati invitati ad elaborare dei canti che esprimessero gli effetti dell’amore. A tutti loro è stata concessa mezz’ora di preparazione, al termine della quale si sono alternati la lettura degli improvvisati componimenti, accompagnati dal suono del daf (un grande tamburo) e di due strumenti a corda, la recitazione dei canti (sia in persiano che in italiano), l’interpretazione di un monologo sensuale e le prove d’attore dei giovani interpreti. Una nuova attività ha poi riunito alcuni dei partecipanti in cerchio, con lo scopo di esprimere con dei versi prolungati varie emozione, cominciando dalla delusione, passando per lo stupore felice e terminando col dolore, quando la voce di tutti ha assunto la tonalità di un canto funebre.

Il laboratorio è terminato con lo scambio reciproco di opinioni ed impressioni, e ci si è quindi salutati con l’augurio di rivedersi poche ore dopo, alle 20, per l’inizio dello spettacolo vero e proprio.

Rome Italy

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