L’educazione dei giovani in particolare nella famiglia: una sfida per cristiani e musulmani
XII Colloquio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso con il “Centro per il Dialogo interreligioso e interculturale” di Teheran, sul tema “L’educazione dei giovani in particolare nella famiglia: una sfida per cristiani e musulmani”

L’educazione dei giovani in particolare nella famiglia:
una sfida per cristiani e musulmani
19 novembre
Al mattino la delegazione iraniana si è diretta in Città del Vaticano ove ha avuto luogo il primo incontro del XII Colloquio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso con il “Centro per il Dialogo interreligioso e interculturale” di Teheran, sul tema “L’educazione dei giovani in particolare nella famiglia: una sfida per cristiani e musulmani”.
Al termine di un momento di preghiera in silenzio, Sua Eminenza Mon. Khaled Akasheh ha aperto il Colloquio porgendo i propri saluti e il proprio augurio di pace.
Ha quindi preso la parola il Presidente del Consiglio dell’Elaborazione delle Politiche e del Coordinamento del Dialogo Interreligioso della Repubblica Islamica dell’Iran, l’Hojjat al-Islam Mohammad Mahdi Imanipour, il quale ha intitolato il suo discorso “L’educazione della Gioventù nella Famiglia come Sfida per l’Islam e la Cristianità”, ove ha anzitutto elencato quali siano le sfide e gli ostacoli che la famiglia di oggi si trova ad affrontare, quali le devianze sessuali, la normalizzazione dell’immoralità, l’attacco sistematico al ruolo delle donne nella famiglia, il problema dell’educazione al di fuori del nucleo familiare. “Le organizzazioni rilevanti, i centri religiosi e le famiglie che seguono i principi innati di una vita sana e morale nelle varie parti del mondo devono unirsi, indipendentemente dalla provenienza geografica e dall’affiliazione religiosa”, così da poter provvedere le basi per la realizzazione di un’educazione sana per i giovani. Concludendo il suo discorso, il dottor Imanipour si è scagliato contro l’entità sionista la quale, supportata del “fronte del male” e facendosi scudo col nome della religione, viola e calpesta gli insegnamenti religiosi riguardo la “conservazione della dignità umana”, riferendosi vergognosamente al popolo palestinese come animali il cui spargimento di sangue è permesso. Porre fine al massacro a Gaza e in Libano è un dovere che va oltre l’appartenenza religiosa: è piuttosto un dovere umano.
È seguito l’intervento del Direttore del Centro per il Dialogo Interreligioso e Interculturale e Segretario del Consiglio dell’Elaborazione delle Politiche e del Coordinamento del Dialogo Interreligioso della Repubblica Islamica dell’Iran, il dottor Alì Akbar Ziaei, il quale ha introdotto i membri della delegazione iraniana partecipante al XII Colloquio, ricordando le tre decadi spese nel dialogo religioso, in cui sono stati discussi argomenti quali bioetica, fede e ragione, gioventù e educazione religiosa, il ruolo della religione nella società e la comune intenzione di combattere ed eliminare la violenza e l’estremismo. Invitando i partecipanti a trovare soluzioni pratiche nel campo dell’educazione giovanile e dell’istituzione della famiglia, il dottor Ziaei ha dato il via al primo argomento di dibattito.
L’educazione
A presentare il concetto di educazione nel cristianesimo è stato il Reverendo Fr. Laurent Basanese, il quale ha poi lasciato la parola alla controparte iraniana affinché esponesse il medesimo concetto nell’ambito islamico.
L’Hojjat al-Islam Dr. Alì Khayyat, Responsabile del Seminario Khorasan Razavi, ha iniziato il suo discorso percorrendo la storia dell’insegnamento, dalle società primitive ai tempi odierni, in Oriente come in Occidente, spiegando come, a differenza dei metodi e delle filosofie che sono variate nel corso dei secoli, l’Islam sia invece rimasto inalterato; inoltre, a differenza di molte società del passato, l’Islam obbliga i credenti di qualsiasi ceto sociale ad istruirsi. Il musulmano dovrebbe apprendere quelle scienze di cui possa beneficiare, astenendosi da quelle che invece sono proibite in quanto ostili e contrarie alla religione, o che possano provocare danni alla comunità. “L’età più adatta, secondo l’Islam, per apprendere è proprio l’adolescenza”, ha detto il Dr. Khayyat che, citando il Profeta, ha riportato: “Colui che acquisisce conoscenza durante l’adolescenza vanterà una conoscenza pari ad un’iscrizione scolpita sulla pietra che mai si consumerà, mentre la conoscenza appresa in età avanzata sarà come una bolla d’acqua”. Per quanto riguarda gli insegnanti, essi devono possedere determinati attributi, nonché unire la teoria alla pratica, comunicare direttamente con lo studente, essere gentili e pazienti; devono fare uso della corretta metodologia, basata sul dialogo e la collaborazione. Anche lo studente deve possedere certi attributi quali intraprendenza, rispettosità, umiltà.
L’Hojjat al-Islam Dr. Hasan Rezaei, membro del Consiglio dell’Elaborazione delle Politiche e del Coordinamento del Dialogo Interreligioso, ha incentrato il suo intervento sull’importanza che l’Islam conferisce alla ricerca della conoscenza, avvalendosi del supporto di alcuni versetti coranici. “Secondo quanto detto dal Profeta, lo studio della scienza e la ricerca della conoscenza sono degli obblighi per ogni uomo e donna”. Nell’Islam “la conoscenza è luce e l’ignoranza è oscurità. La conoscenza è la vista e l’ignoranza è la cecità, e la salvezza dall’oscurità e dall’errore non è riservata unicamente agli uomini o alle donne o ad un particolare gruppo piuttosto che ad un altro”.
Le possibilità e le sfide che la famiglia deve affrontare nel nostro tempo
Ad aprire il nuovo tema di dibattito è stato l’Ayatollah Mahmoud Mohammadi Araqi, denunciando la progressiva riduzione dell’autorità e della volontà della famiglia nella crescita dei figli. “Nelle società liberali basate su un individualismo estremo” il ruolo delle istituzioni pubbliche e politiche negli affari della famiglia e dei bambini ha raggiunto un punto in cui i figli sono incoraggiati a ribellarsi contro i genitori, e le mogli sono supportate dal governo nell’adottare uno stile di vita indipendente. L’Ayatollah ha dunque proseguito citando il Documento Fondamentale di Riforma dell’Istruzione della Repubblica Islamica dell’Iran, sulle cui pagine sono state elencate le qualità che il sistema educativo dovrebbe far ottenere al giovane, quali: fedeltà a Dio, a sé stesso e agli altri, ricerca della verità e della giustizia, amore per la pace e odio per l’oppressione, conoscenza e capacità, autostima, disciplina e spirito scientifico. Dopo aver anch’egli fatto riferimento alla tragica situazione a Gaza e in Libano, l’Ayatollah Araqi ha espresso il seguente augurio: “Ritengo che, se potessimo dialogare anche con le alte cariche del Giudaismo e dei seguaci del profeta Mosè nelle sessioni di dialogo religioso e alle riunioni congiunte degli alti esponenti delle grandi religioni rivelate, forse potremmo compiere importanti passi in avanti e agire secondo i nostri doveri religiosi, morali e umani per fermare le atrocità e i crimini compiuti dal regime razzista e occupante sionista”.
È seguito l’intervento dell’Hojjat al-Islam Dr. Mohammad Reza Zibainejad, Presidente dell’Istituto di Ricerca sulle Donne e la Famiglia, il quale ha parlato dei cambiamenti sociali e culturali che i giovani si ritrovano ad affrontare, dovuti principalmente ai social network che si fanno portatori di devianze quali la teoria dello spettro delle sessualità. La società capitalista odierna, basata su un forte individualismo, sta vivendo una corruzione globale che non ha precedenti nella storia dell’umanità, alla quale occorre resistere. “La famiglia è ancora una delle istituzioni più influenti e, sebbene il neoliberismo stia lavorando per metterla da parte e alcuni esperti abbiano anche proposto l’idea della sua fine, in realtà la famiglia è ancora una realtà viva”. L’Hojjat al-Islam ha dunque consigliato di rafforzare la coesione famigliare basata sulla centralità della fede, restaurare l’autorità dei genitori (in particolare del padre) e aumentare il numero dei figli. Ciò può però avvenire solo in una comunità religiosa che valorizzi la preghiera e le suppliche. In conclusione, sono stati presentati alcuni suggerimenti: istituire un giorno speciale per un raduno spirituale tra monoteisti (“Il Giorno del Monoteismo, dell’Etica e della Famiglia Naturale”), creare un network globale di moralità e famiglia, stabilire media congiunti di “Famiglia/Morale Monoteista” e ideare intrattenimenti di base incentrati sulla fede.
Dopo l’intervento del Signor Leonardo Nepri, la sessione si è conclusa con la promessa di riunirsi il giorno successivo alla presenza del Pontefice.
20 novembre
Prima che la nuova udienza generale del XII Colloquio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso con il “Centro per il Dialogo interreligioso e interculturale” di Teheran avesse inizio, nell’auletta dell’Aula Paolo VI, Papa Francesco ne ha incontrato i partecipanti, rallegrandosi della lunga collaborazione tra i due istituti definendola nel suo discorso di apertura “a favore di una cultura del dialogo, un tema fondamentale e a me molto caro”.
Il Papa ha quindi rivolto la sua attenzione alla Chiesa Cattolica in Iran, un “piccolo gregge” che “non è contro il governo, no, queste sono bugie! Sono al corrente della sua situazione e delle sfide che è chiamata ad affrontare per continuare il suo cammino, per testimoniare Cristo e dare il suo contributo, discreto ma significativo, al bene dell’intera società, libera da discriminazioni di carattere religioso, etnico o politico”. Si è quindi congratulato coi promotori lì presenti per la scelta dell’argomento del Colloquio, riconoscendo la famiglia come la culla della vita e affermando che “un elemento comune delle nostre diverse tradizioni religiose lo si può riscontrare nel contributo educativo dato dagli anziani ai giovani”, rivendicando il ruolo dei nonni e della loro saggezza nell’educazione religiosa dei nipoti. Il Pontefice ha poi delineato i compiti della famiglia, tra i quali v’è quello fondamentale di educare ed “abitare” oltre la propria casa: “Il dialogo tra credenti di varie religioni fa proprio questo, permette di uscire dagli schemi strutturati per aprirsi all’incontro nella grande famiglia umana universale. Ma per essere fruttuoso, il dialogo ha bisogno di soddisfare diverse condizioni: dev’essere aperto, dev’essere sincero, dev’essere rispettoso, dev’essere amichevole, dev’essere concreto”. Papa Francesco ha infine lanciato un invito a difendere i diritti della persona, della comunità e del popolo, in quanto “la libertà di coscienza e la libertà di religione infatti sono la pietra angolare dell’edificio dei diritti umani. La libertà religiosa non si limita all’esercizio del proprio culto, ma consente di essere totalmente liberi di decidere nel campo del proprio credo e della pratica religiosa”.
L’intervento del Pontefice, dopo i ringraziamenti e gli auguri della benedizione di Dio sui presenti, si è concluso con queste parole: “Fratelli e sorelle, il nostro mondo è diviso e lacerato da odio, tensioni, guerre e minacce di un conflitto nucleare. Oggi sui giornali c’è quest’ultima minaccia. Questa situazione spinge noi, credenti nel Dio della pace, a pregare e a operare per il dialogo, la riconciliazione, la pace, la sicurezza e lo sviluppo integrale dell’intera umanità. Noi crediamo in Lui come il Dio dell’amore onnipotente. L’impegno che insieme possiamo dimostrare per la pace ci rende credibili agli occhi del mondo e in particolare delle nuove generazioni”.
L’educazione della gioventù: Uno spazio per il dialogo e la cooperazione tra musulmani e cristiani
Ha aperto il tema di Signor Giovanni Patriarca, lasciando poi la parola alla controparte iraniana.
È quindi intervenuto l’Hojjat al-Islam Dr. Sayyed Mofid Hosseini Khosari, riferendosi al Documento Fondamentale di Riforma dell’Istruzione della Repubblica Islamica dell’Iran, il quale mira a far ottenere agli insegnanti una posizione di maggior rilevanza nella società e agli studenti tutte le agevolazioni affinché raggiungano picchi di umanità, scienza ed etica. “Questa riforma mira a creare una situazione in cui il pensiero e l’intelletto, la creatività e l’innovazione, i metodi moderni e le ultime tecnologie, la creazione di un ambiente felice per gli studenti e la creazione di una scuola amorevole, assisteranno tutti gli studenti a percepire Dio e a creare per loro una vita più purificata”. La riforma intende rivoluzionare il reclutamento degli insegnanti e il loro sistema di aggiornamento, stabilendo quali qualità debbano essere presenti nei curriculum dei candidati, distinte in competenze basilari (capacità di ragionamento, fede, conoscenza, modo di agire, etica), fondamenti ontologici, antropologici, epistemologici, assiologici, teologici, psicologici e sociologici.
Di seguito la Dottoressa Hayedeh Ramazan Rostamabadi, dopo aver ripercorso la storia del Centro per il Dialogo Interreligioso e Interculturale e del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, ha sottolineato l’importanza del dialogo interreligioso nell’Islam, come ribadito dall’Imam Khomeini e dall’Imam Khamenei. La dottoressa ha anche rimarcato come la necessità di un dialogo interreligioso sia anche un fondamento del cristianesimo, come espresso dai papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, spostando poi il focus del discorso sul tema generale del Colloquio, così esprimendosi: “Educare i giovani nel campo del dialogo interreligioso non solo li rende consapevoli dei valori delle altre religioni, ma, alla luce della conoscenza ottenuta, fornisce anche le basi per il rispetto delle tradizioni religiose dell'altra parte”, proponendo, a questo fine, di aumentare le occasioni di dialogo.
Concludendosi in tal maniera l’incontro e il Colloqui, i partecipanti si sono congedati dopo i saluti del Cardinal Miguel Ayuso e dell’Hojjat al-Islam Mohammad Mahdi Imanipour.
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