• Nov 20 2024 - 10:19
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L’atto di coraggio di pubblicare Cella N.14 in Italia

L’autobiografia di Sayyed Khamenei presentata a Roma

Ha avuto luogo il 14 novembre 2024 la prima presentazione in Italia, a Roma, dell’autobiografia dell’Ayatollah Sayyed Alì Khamenei, dal titolo “Cella N.14. I semi della rivoluzione”, in occasione della Giornata Nazionale per la Promozione della Lettura in Iran. La presentazione dell’opera, edita in Italia da Edizioni La Vela in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Culturale della Rivoluzione Islamica (Iran) e l’Associazione Islamica Imam Mahdi (Italia), si è tenuta nella Sala Piloty dell’Hotel Villa Maria Regina in via della Camilluccia 687 e si è svolta, come da programma, tra un numero selezionato di invitati con la presenza di S. E. Mohammad Reza Sabouri, ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, il traduttore dell’opera Mario Junio Tilgher, in vece del direttore della casa editrice La Vela David Nieri, impossibilitato a presenziare, e i giornalisti Fulvio Grimaldi, Antonello Sacchetti e Lorenzo Bruno.

Ad aprire la cerimonia sono state le parole dell’ambasciatore Sabouri, affiancato dalla sua interprete, le quali hanno descritto la vita di Sayyed Khamenei come una fonte da cui trarre speranza nella situazione attuale, nonché un esempio per tutti. “L’imam Khamenei insegna che finché si ha la fede nel cuore la vittoria è all’orizzonte”, ha tradotto l’interprete riportando le parole dell’ambasciatore, il quale ha quindi ringraziato i partecipanti e i relatori.

Dopo un breve intervento di Antonello Sacchetti, nella veste di moderatore, la parola è stata data a Fulvio Grimaldi, il quale ha incentrato il suo intervento sul contributo dell’Iran alla lotta e alla resistenza contro “il male, la menzogna ed il sopruso”, affiancando alla figura dell’Ayatollah quella di Yahya Sinwar, leader martirizzato di Hamas, definendo entrambi “templi di bellezza e coraggio capaci di infondere fiducia, simboli di liberazione e anticolonialismo, non dissimili da Mandela, Lumumba, Che Guevara e Chavez”, affermando che rappresentino “i pilastri di un futuro che stiamo vedendo realizzarsi”. Il giornalista ha concluso il suo discorso citando il capitolo del libro che Khamenei dedica alla moglie: “in quelle pagine”, ha commentato Grimaldi, “emerge l’immensa stima nutrita per quella donna dignitosa, combattente quanto lui ma in forma diversa, spina dorsale della sua resistenza”. Infine, facendo riferimento al modo in cui l’Occidente descrive la condizione della donna in Iran, ha concluso: “Questa è invece la reale condizione della donna in Iran, e dovremmo invidiarla”.  

Ha seguito l’intervento di Mario Tilgher, traduttore dell’edizione italiana del libro, il quale ha paragonato l’opera alle agiografie di santi quali Sant’Ignazio di Loyola e Sant’Agostino. “Khamenei è un santo, la cui spiritualità traspare da ogni singola parola mentre mette la sua anima a nudo”. Il traduttore ha inoltre sottolineato la centralità della preghiera nel libro, filtro attraverso il quale tutto accade, descrivendo quindi la rivoluzione islamica del 1979 come “un evento materiale che contiene in sé il riflesso dei cieli”. Al termine del proprio intervento, Tilgher così si è espresso: “Le sofferenze di Khamenei sono le sofferenze di tutti i santi. Egli è un pastore cui fare riferimento indipendentemente la propria provenienza, perché egli è un uomo di Dio e gli uomini di Dio appartengono a tutti”.

Lorenzo Bruno ha invece posto i temi della lotta tra Occidente e Oriente, della pazienza per rispondere all’oppressione, dell’astuzia, della solitudine della cella, del buio ma anche della luce di Dio. “Le guide esistono ancora in questo mondo”, ha detto il giovane giornalista, “ma vengono silenziate e diffamate. Per questo pubblicare il libro ha rappresentato un atto di coraggio”.

Dopo un breve dialogo tra Sacchetti e Bruno incentrato sulle figure di Sinwar e Nasrallah, le cui morti sono state “il coronamento delle loro battaglie”, sono giunte alcune domande dal pubblico che hanno spaziato dal ruolo futuro dei Brics nello scacchiere internazionale alla distinzione tra le rivoluzioni socialiste e quella islamica. L’ultimo intervento è stato quello di Husayn Morelli, curatore dell’edizione, il quale ha ripercorso la travagliata storia editoriale del libro: “La traduzione della biografia era già pronta due anni fa, nel pieno delle rivolte di ‘donna, vita, libertà’, ma nessuna casa editrice l’accettò ad eccezione de La Vela. Eppure, l’imam Khamenei è un punto di riferimento non solo per gli iraniani, ma per tutto il mondo, e conoscere la sua figura è importante anche in Occidente”.

Rome Italy

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