Alle origini del capodanno persiano
La storia del Nowruz
La cultura iraniana celebra la festa del Nowruz come l’inizio della primavera e, con essa, del nuovo anno
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La cultura iraniana celebra la festa del Nowruz, ereditata da tempi remoti e considerata patrimonio immateriale dall’UNESCO, come l’inizio della primavera e, con essa, del nuovo anno. Il Nowruz è, per gli iraniani, il messaggero della rinascita della natura e rappresenta una buona occasione per visitare e incontrare i propri parenti e amici. Giacché la maggior parte delle persone nell’antica società iraniana viveva di agricoltura, le tradizioni tipiche di questa festività sono in gran parte legate alla vita agricola e alla cucina tradizionale.
Il mito del Nowruz
Narra la leggenda che Jamshid, mitico sovrano della Persia, governò per mille anni e il suo regno fu prospero, le persone oneste, rette ed eternamente in salute, il clima mite senza carestia né siccità.
Il primo giorno del primo mese di primavera, Jamshid era solito indossare la sua corona e sedersi sul trono, finché il sole splendeva su di lui illuminandolo davanti al suo popolo, suscitando in esso gioia e felicità. Quel dì era celebrato e battezzato Nuovo Giorno o Nowruz, la festa durava i primi cinque giorni del nuovo anno e rappresentava il momento in cui la natura si sarebbe rianimata.
La storia del Nowruz
Alcune fonti testimoniano che gli abitanti dell’altopiano iraniano celebrano il Nowruz dal Terzo millennio a.C., ed esistono alcune prove attendibili secondo le quali esso fosse celebrato a Persepoli durante l’era achemenide (dal 550 al 330 a.C.) e che lo si festeggiasse dovunque, anche all’interno delle abitazioni.
Il Nowruz era celebrato in quasi tutta la Persia, persino in Mesopotamia, sebbene non esistano prove che ne testimonino la presenza nella metà orientale dell’Iran, dove viveva la maggior parte degli zoroastriani, sicché si può affermare che l’origine del Nowruz non risalga a questa tradizione, non essendo d’altronde neanche citato nell’Avestā, il testo sacro zoroastriano.
Nei tempi antichi, il calendario iraniano contava sette mesi estivi e cinque invernali, e le persone erano solite onorare e celebrare il giorno che coincideva col principio di novembre. Questo dì, che era chiamato Mehregan, annunciava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, e la felicità delle persone era dovuta ai raccolti estivi che venivano usati come fonti di cibo durante l’inverno. Esistono prove che dimostrano che oltre al Nowruz, la festa di Mehregan veniva celebrata anche nei paesi vicini all’Iran, tra i popoli semiti e gli arabi di Medina. Secondo alcuni storici, all’inizio del dominio achemenide, la festa di Mehregan veniva effettivamente celebrata in Persia, ma Dario I (che regnò dal 522 al 486 a.C.) stabilì invece l’inizio della primavera come periodo per la celebrazione annuale.
Il Nowruz nel corso della storia
Durante l’era achemenide, lo Scià dell’Iran era solito sedersi a Persepoli durante le celebrazioni del Nowruz, in modo tale che il sole splendesse sul suo viso all’alba. Sebbene nei diversi calendari in uso a quel tempo esistessero delle differenze sul principio dell’anno tra i Parti e i Sasanidi, le persone celebravano i primi 12 giorni dell’anno, uscendo di casa il 13° ed immergendosi nella natura per allontanare il male.
Anche dopo l’avvento dell’Islam in Iran, la celebrazione del Nowruz sopravvisse e, nonostante i califfi considerassero questa tradizione un residuo dell’Iran preislamico, gli iraniani musulmani continuarono a celebrare questa festività.
I Selgiuchidi, che governarono l’Iran dal 1037 al 1194, si opposero alle celebrazioni del Nowruz in quanto turchi e, durante il loro regno, il calendario iraniano subì alcuni cambiamenti, fin quando il rinomato studioso iraniano, Omar Khayyam, progettò un calendario estremamente preciso che incominciava proprio dal Nowruz.
Durante l’era safavide (dal XVI al XVIII secolo), la celebrazione del Nowruz si mescolò alle tradizioni islamiche, e nell’Iran odierno essa inizia il primo di Farvardin (21 marzo) e viene celebrata ogni anno con elaborate tradizioni.
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