Come celebrano Laylat al-Qadr gli sciiti?
La Notte del Destino nel mese di Ramadan
La Notte del Destino racchiude al suo interno un significato immenso, e alcuni hadith (narrazioni) rivelano che essa vale più di mille mesi

Recita il Corano: “È nel mese di Ramadan che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione” (Sura al-Baqarah, 2:185) e “Invero lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Destino” (Sura al-Qadr, 97:1). La rivelazione del Sacro Corano ha avuto dunque inizio nel santo mese di Ramadan durante la Notte del Destino che, secondo le tradizioni più autentiche, sarebbe la diciannovesima, la ventunesima o la ventitreesima del mese. Eppure, altre tradizioni altrettanto autentiche indicano come data della prima rivelazione, quando l’Arcangelo Gabriele si manifestò al Profeta Muhammad nella grotta di Hirah, il giorno 27 di Rajab. Ma se entrambe le tradizioni sono autentiche, quando è avvenuta davvero la rivelazione del Corano? In verità, il Sacro Corano è stato rivelato con due differenti modalità: una immediata, nella Notte del Destino, e una graduale, in forma di versetti durante il periodo della vita del Profeta. Recita, a questo proposito, il primo versetto della Sura Hud: “[Ecco un] Libro i cui segni sono stati confermati e quindi esplicati da un Saggio ben informato”; inoltre, il centoquattordicesimo versetto della Sura Ta Ha conferma come il Profeta fosse già a conoscenza del Corano prima della sua rivelazione graduale: “Non avere fretta di recitare prima che sia conclusa la rivelazione”.
La Notte del Destino racchiude dunque al suo interno un significato immenso, e alcuni hadith (narrazioni) rivelano che essa vale più di mille mesi. Durante questa notte, che, come detto, secondo molte tradizioni cade tra il diciannovesimo, il ventunesimo e il ventitreesimo giorno di Ramadan, i musulmani sciiti restano in veglia tutta la notte recitando il Corano, pregando e compiendo altri rituali. Secondo alcune fonti islamiche, la Notte del Destino è una notte speciale per la misericordia divina e il perdono dei peccati: in questa notte, Satana sarà incatenato e le porte del Paradiso saranno aperte ai credenti. È tramandato che il Profeta disse: “Se una persona rimane vigile nella Notte del Destino ed è un credente nel giorno delle ricompense e delle punizioni, allora tutti i suoi peccati saranno perdonati”.
I rituali più importanti di queste notti includono il Ghusl (abluzione rituale), la veglia, la recitazione delle sura 44 e 97 del Corano, le preghiere congregazionali, la recitazione di suppliche quali Iftitah, Abu Hamza al-Thumali e al-Jawshan al-Kabir, nonché suppliche collettive ponendo il Corano sulla propria testa, pregando Iddio di essere inclusi tra coloro che saranno salvati dalle fiamme dell’Inferno. Esiste inoltre una narrazione riportata dall’Imam Alì secondo la quale, negli ultimi dieci giorni del mese del Ramadan, il Profeta era solito portare con sé le sue lenzuola in moschea per praticarvi l’I’tikaf (che consiste nel trascorrere almeno tre giorni di digiuno in una moschea), e si tramanda che il Profeta rimaneva sveglio nelle notti di Qadr e schizzava l’acqua sui volti delle persone assonnate per destarle.
A queste pratiche, i musulmani sciiti aggiungono il lamento per il martirio dell’Imam Alì, avvenuto proprio il 21 di Ramadan. In molte opere classiche della letteratura islamica viene riportato che il nobile Profeta abbia detto: “Io sono la città della conoscenza e Alì ne è la porta”. Non ci sono d’altronde dubbi sul fatto che, tra i Compagni del nobile Profeta, l’Imam Alì fosse il più sapiente nell’esegesi del Corano, nella giurisprudenza e addirittura nella recitazione coranica. A tal riguardo si ricordi che la versione della lettura del Corano che oggigiorno viene fatta circolare in tutti i Paesi islamici è quella riportata da Hafs Ibn Sulayman, il quale l’ha riportata da ‘Asim al-Kufi, il quale l’ha riportata da ‘Abd al-Rahman al-Sullami, il quale l’ha riportata da Alì Ibn Abi Talib, il quale l’ha riportata dal nobile Profeta. Dunque, durante le possibili notti del Destino, i musulmani sciiti leggono il Corano, lo recitano, vi meditano e, parallelamente, ricordano l’uomo che, dopo il Profeta, fu il custode più sincero e puro della Rivelazione.
.