Il potere della musica tradizionale persiana
Venerdì 3 ottobre quattro musicisti iraniani residenti a Milano si sono esibiti alla Villa Radice Fossati per contrapporre la musica alla guerra.

Nella sala di Villa Radice Fossati, a Villapizzone, venerdì 3 ottobre sono risuonate per un paio d’ore melodie persiane ancestrali davanti ad una platea di iraniani e italiani interessati alla cultura del Paese mediorientale. Il gruppo di musicisti e compositori si è esibito in due performance canore con l’accompagnamento di strumenti antichissimi della tradizione persiana come il daf, un grande tamburo a cornice, il tar, simile a un liuto a sei corde, il santoor, uno strumento a corde percosse con delle bacchette, e il tombak, un tamburo a forma di calice. I loro interpreti, artisti con una profonda conoscenza della musica iraniana tradizionale, hanno percosso e pizzicato magistralmente quegli oggetti arcaici, creando in sala un’atmosfera davvero suggestiva. “Suonare mi permette di connettermi con la mia cultura, soprattutto in un momento di grande difficoltà come questo. Per me la cultura è una cosa importantissima: io vivo con la musica e la poesia del mio Paese, mi permettono di conoscermi meglio”, dice Saeed Mirzazadeh, musicista e costruttore di strumenti musicali, che ha studiato al Conservatorio di Milano. Particolare è stato inoltre il periodo dell’anno in cui si è tenuto il concerto: per gli iraniani l’inizio dell’autunno, infatti, coincide con la celebrazione dell’antica festa Jashn-e Mehrgan, dedicata alla divinità dell’amore Mitra. Il piccolo concerto è stato dunque anche l’occasione per commemorare un culto millenario della tradizione persiana.
Saeed e gli altri tre musicisti si ritrovano ogni giovedì sera al Baroon Cafè, in via Monte Nero, e si esibiscono in piccoli concerti per gli avventori del locale. Nato come semplice occasione di incontro tra iraniani a Milano qualche mese fa, l’evento ha progressivamente acquisito popolarità, tanto che nella prima settimana di agosto, in pieno periodo di vacanza, l’esibizione è stata seguita da diverse decine di persone, tra cui alcuni italiani. “Queste serate sono delle occasioni per incontrare altri iraniani che, come me, non tornano a casa da diversi anni. Si recuperano le origini e ci si fa compagnia”, dice il musicista.
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