Una conferenza in occasione della Giornata Internazionale contro l'Islamofobia
Dialogo e comprensione: oltre i pregiudizi verso una società inclusiva
Un incontro per promuovere il dialogo interculturale, combattere la discriminazione e costruire ponti di comprensione reciproca nella nostra società

Nelle sale stracolme di libri d’epoca del caffè letterario Libreria Horafelix si è tenuta la conferenza contro l’islamofobia dal titolo “Dialogo e comprensione: oltre i pregiudizi verso una società inclusiva”, promossa dall’Associazione Assadakah in collaborazione con Vision & Global Trends: International Institute for Global Analyses, con l’obiettivo di “promuovere il dialogo interculturale, combattere la discriminazione e costruire ponti di comprensione reciproca nella nostra società”. L’incontro, tenutosi in occasione della Giornata internazionale contro l’islamofobia, si è svolto venerdì 14 marzo e ha visto la partecipazione di numerosi ospiti.
Il convegno si è aperto con l’intervento della moderatrice, la professoressa Maddalena Celano, che ha definito l’islamofobia come una “forma strutturale di razzismo che nasce per giustificare politiche di esclusione”, facendo riferimento all’operaOrientalismodi Edward Said, che condivide con Foucault e Gramsci l’analisi dei concetti di narrazione, egemonia e subordinazione. Secondo Said, l’Occidente ha costruito una narrazione distorta e tossica delle realtà diverse da sé, rappresentandole come barbariche e descrivendo sé stesso come giusto e civile. “L’islamofobia”, ha continuato la professoressa, “legittima politiche di esclusione e pratiche di repressione”, accusando poi l’Occidente di usare il “diverso” come uno “specchio deformante, proiettando sull’altro ciò che non vorrebbe riconoscere in sé”.
È seguito l’intervento del dott. Tiberio Graziani, presidente dell’International Institute for Global Analyses – Vision & Global Trends, che ha delineato un collegamento tra islamofobia e geopolitica. “L’Islam”, ha detto, “è stato solo di recente strumentalizzato per motivi politici, mentre in passato esisteva un rapporto di reciproca tolleranza tra l’Europa meridionale e il mondo arabo”. È però a partire dagli anni Ottanta che la questione dei migranti inizia a essere sempre più legata alla loro identità culturale e religiosa. Il dott. Graziani ha poi ribadito come, dopo la fine della Guerra fredda, gli Stati Uniti d’America, ormai egemoni nel mondo, abbiano individuato nel mondo arabo-musulmano il loro nuovo nemico.
È seguito l’intervento del dott. Francesco Tieri, attivista e studioso delle libertà religiose nonché segretario del Cail (Coordinamento Associazioni Islamiche del Lazio), che ha riflettuto sulle leggi e le proposte di legge contro l’Islam, dal divieto di coprirsi il volto alla difficoltà di accedere alla possibilità di aprire una moschea in Italia, svelando quel “disastro normativo” che porta alle leggi anti-moschea.
È intervenuta poi la dott.ssa Margherita Furlan, giornalista, scrittrice, fondatrice e direttrice editoriale della Casa del Sole TV, che ha parlato delle attuali tensioni tra i popoli e del clima generale di guerra. “Nel ’79”, ha esordito la dottoressa, “avvenne la Rivoluzione islamica in Iran ma anche l’uccisione di Aldo Moro in Italia, che aveva instaurato un dialogo inedito con i Paesi arabi e che per questo non era ben visto dagli USA”. E ha poi affermato: “Oggi siamo amici solo di Israele e abbiamo smesso di parlare con gli altri, mentre i BRICS hanno formato un polo a maggioranza musulmana che fa politica, mentre qui facciamo solo retorica”. Ha quindi denunciato la mancanza di indipendenza dell’Italia, che ha sempre avuto un rapporto privilegiato con i Paesi arabi. “Dobbiamo dialogare con questi Paesi non attraverso l’islamofobia, ma catturando la loro attenzione, ora che ci guardano come nemici. L’Italia deve tornare a dialogare, tornare a essere una potenza medio-oceanica e ricostruire le sue alleanze in senso tradizionale”.
La dott.ssa Roberta Adesso, fondatrice dell’Associazione Assadakah, ha ribadito come la mortificazione dell’Islam e dei Paesi arabi si sia impennata soprattutto dopo l’11 settembre. “In Europa c’è una guerra culturale volta a non far avanzare una cultura in particolare, quella islamica. Ne è un esempio la Francia, dove sta emergendo una forte islamofobia”. Ha anche sottolineato il pericolo dell’avanzata della destra in Europa, individuata come principale promotrice dell’islamofobia.
Gli interventi si sono conclusi con le parole del dott. Ahmad Hejaz, sostituto dell’imam della moschea di Roma di cui era previsto l’intervento. “In Italia”, ha chiarito, “non c’è tanto un problema di islamofobia quanto di anti-Islam: l’islamofobia, infatti, prevede che si conosca l’Islam prima di averne paura, mentre in Italia non lo si conosce affatto”. Ha poi ribadito quanto della cultura italiana, a partire da certe parole del vocabolario, derivi dalla cultura araba. “Per l’Islam l’Italia è Dar al-ahad, la terra del compromesso: vincerà il dialogo e l’odio perderà”.
L’evento, rivolto in particolare a “studenti, insegnanti, assistenti sociali, rappresentanti delle istituzioni, professionisti dei media, giornalisti e cittadini interessati a contribuire alla costruzione di una società più equa e inclusiva”, si è concluso con un dibattito tra i partecipanti, con domande e risposte e condivisione delle proprie considerazioni.
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