• Dec 19 2025 - 15:42
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La notte più lunga dell’anno in giro per il mondo

Yalda, ma non solo

Come il mondo celebra la notte più lunga dell'anno?

Tra il 20 e il 21 dicembre, principalmente nei Paesi dell’area culturale persiana ma, grazie alle varie comunità diffuse al di fuori dei confini storici, anche nel resto del mondo, includendo l’Italia, si celebra la Notte di Yalda (Shab-e Yaldain persiano), un’antica festività persiana che celebra il solstizio d’inverno, ovvero la notte più lunga e buia dell’anno. Questo evento simboleggia il trionfo della luce sull’oscurità e del calore sul freddo, poiché, dopo questa notte, le giornate iniziano ad allungarsi.

Le origini della notte di Yalda risalgono a oltre 2500 anni fa e affondano le radici nelle antiche tradizioni religiose e astronomiche della Persia preislamica. Nello Zoroastrismo, l’antica religione monoteista persiana, l’universo è identificato come un campo di battaglia tra il Bene (rappresentato dalla luce, Ahura Mazda) e il Male (rappresentato dalle tenebre, Ahriman) e, essendo il solstizio d’inverno la notte più lunga dell’anno, era considerata un momento di massimo potere delle forze oscure, dunque, per proteggersi dal male e aiutare la luce a trionfare, le persone restavano sveglie tutta la notte riunendosi in gruppo, accendendo fuochi e lanterne peresorcizzareil buio fino al sorgere del sole. Yalda è inoltre strettamente legata al culto di Mitra, la divinità indo-persiana della luce e del sole, e la festa in esame celebra, in origine, proprio la sua nascita, che in siriaco si traduce, per l’appunto, col termineYalda. Per di più, molti storici ritengono che la data del Natale cristiano, ovvero il 25 dicembre, sia stata influenzata dalle celebrazioni di Yalda e del Dies Natalis Solis Invicti (il giorno della nascita del Sole Invitto), festività romana derivata proprio dal mitraismo persiano, poiché entrambe le feste condividono il tema della luce che nasce nel momento più buio dell’anno.

Ma quella persiana non è certo l’unica celebrazione della notte più lunga dell’anno. Questo significativo fenomeno astronomico non poteva infatti passare inosservato in Egitto, dove, tramite uno studio su 650 templi, è emerso che la maggior parte dei monumenti e siti archeologici sono stati progettati per celebrare gli eventi celesti, in particolar modo l’alba sugli equinozi e sui solstizi. Il grande tempio di Amon a Karnak ne è un esempio, in cui l’asse centrale è stato orientato in modo tale da accogliere il sole nascente e celebrare probabilmente il solstizio d’inverno. Ivi il sole rimane allineato al santuario per 20 minuti raggiungendo poi, dall’altra parte del fiume Nilo, il tempio della regina Hatshepsut.

Parallelamente, in Cina, Taiwan, Corea e Giappone si celebra il Festival Dongzhi, che simboleggia l’equilibrio tra Yin e Yang, poiché, con l’allungarsi delle giornate, l’energia positiva (Yang) ricomincia a crescere. Inoltre Yule, originariamente una festa germanica e norrena, è oggi celebrata dalle comunità neopagane e wiccan accendendo il “ceppo di Yule” (che deve bruciare per 12 giorni) e vegliando fino all’alba per accogliere la rinascita del Sole; molti elementi di Yule sono confluiti nel moderno Natale (come l’albero decorato e l’agrifoglio). Ancora, ogni anno, migliaia di persone si radunano presso il sito di Stonehenge per vedere l’alba del solstizio, che si allinea perfettamente con le pietre del monumento, ed anche i popoli nativi del sud-ovest degli Stati Uniti celebrano il ritorno del sole con danze cerimoniali, purificazioni e preghiere per il nuovo ciclo agricolo.

Questo tipo di celebrazioni rappresentano la ricchezza e l’identità di molte culture, e la loro diffusione nel mondo ci ricorda come l’essere umano abiti in una rete interconnessa e condivida un’origine comune. Yalda e tutte le altre festività sopracitate sono i lasciti di un passato identitario eppure condiviso, e rappresentano un’occasione per riflettere sull’umanità e sui legami che foggiano il mondo che abitiamo. Un evento quale la “nascita del Sole” può fornire simili spunti di riflessione, ed è bene che i popoli del mondo non dimentichino le proprie tradizioni appiattendosi su celebrazioni imposte e su festività che nulla hanno a che fare coi territori e con le culture ove vengono trapiantati per fini ideologici o consumistici.

Rome Italy

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